mercoledì 4 agosto 2010

Energia e minore impatto dagli scarti siderurgici

Pubblicato da Gloria Soresi


L’Igag- Cnr contribuisce alla realizzazione di un innovativo processo che consente di sviluppare idrogeno e di catturare anidride carbonica dalle scorie delle acciaierie

Produzione di idrogeno e sequestro di anidride carbonica (CO2) dalle scorie di siderurgia e di termodistruzione, questo l’obiettivo di un processo denominato ‘Hysteel’, di cui i ricercatori dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma (Igag-Cnr) avvieranno la sperimentazione entro l’anno, insieme con la Asiu SpA di Piombino.

Studiato e testato a livello di laboratorio, l’innovativo sistema, di cui è stato depositato il brevetto industriale, ambisce a ridurre i rifiuti prodotti dalle acciaierie ottenendone nel contempo una maggiore quantità di energia e materie prime.

“Con ‘Hysteel’ è possibile produrre circa 44 kWh di energia elettrica e assorbire 2.7 tonnellate di CO2 per ogni tonnellata di scoria siderurgica trattata”, spiega Paolo Plescia, ricercatore dell’Igag-Cnr e coideatore del processo. “L’idrogeno prodotto può essere immediatamente utilizzato come combustibile per fornire energia all’impianto stesso”.

La produzione di acciaio è un’attività a elevato impatto ambientale poiché, oltre a generare inquinamento acustico, elettromagnetico e un ingente volume di rifiuti industriali solidi, liquidi o gassosi, il cui recupero è prioritario per evitarne il conferimento in discarica, richiede un elevato consumo di energia elettrica.

“L’ipotesi di utilizzare le scorie siderurgiche per generare energia rinnovabile assume pertanto un elevato interesse”, prosegue il ricercatore Cnr. “Il nuovo sistema prevede due reazioni chimiche molto semplici, la prima per estrarre l’idrogeno e ossidare i metalli presenti e la seconda per attivare la frazione silicatica e catturare l’anidride carbonica nella scoria. Il prodotto che ne deriva assume caratteristiche chimiche molto più stabili e innocue per l’ambiente, in quanto i metalli vengono precipitati come sostanze stabili e possibilmente recuperati, mentre la parte silicatica diventa un’ottima materia prima”.

Inoltre “dall’analisi quantitativa dei risultati, preliminari ma significativi, del contenuto energetico dei gas captati e del bilancio dei gas serra risparmiati, emessi e sequestrati, il bilancio positivo di Hysteel risulta evidente”, conclude Plescia.

“Lavorando le 250.000 tonnellate di scorie silicatiche prodotte annualmente da una acciaieria di medie dimensioni, si può recuperare dall’81 al 90% della CO2 prodotta dal processo siderurgico; tale recupero è monetizzabile in un risparmio di oltre 800.000 euro all’anno in quote di emissione di gas serra (Cers-Certified Emission Reductions, valori dal listino Bluenext al gennaio 2010) e contemporaneamente produrre materiali inerti per l’industria delle costruzioni per un controvalore di oltre 500.000 euro. Ulteriore elemento significativo di questo processo consiste nell’utilizzo di tecnologie semplici e facilmente controllabili”.

Commenti

  • che bella invenzione,
    Dott. Plescia, se l’invenzione non è super costosa, la venda all’ILVA di Taranto gruppo Riva, che è sotto pressione per l’inquinamento che produce con la sua attività. In questo modo l’Ilva sarà meno inquinante ed energivora risparmiando soldi e le popolazioni tarantine respireranno un pò meglio. Inoltre la tecnologia inventata, applicata ad un gigantesco impianto industriale come quello di Taranto può far da apripista per una applicazione generalizzata dell’invenzone stessa. Non vorrei che questa bella nvenzone faccia la “fine” di Thor, venduta al gruppo Buzzi Unicem, mi pare che la usino al loro impianto di Robilante (CN) ma non ha “sfondato” nel settore dei rifiuti dove avrebbe prodotto tantissimi rifiuti in meno in discarica, recupero d materie e “sosttuzione” di combustibile per i cementifici

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